Aggiornato al 1 ottobre 2026
Se la Commissione territoriale ha respinto la tua domanda di protezione, puoi fare ricorso al Tribunale (sezione specializzata in immigrazione) tramite un avvocato. Il termine di regola è di 30 giorni dalla notifica, ma in alcuni casi è molto più breve. Nel ricorso si può chiedere al giudice anche la protezione speciale. La cosa più importante è non perdere tempo: un ricorso fuori termine è inammissibile.
In breve
- Contro il diniego si fa ricorso al Tribunale, con un avvocato.
- Termine ordinario: 30 giorni dalla notifica (60 se sei in un Paese terzo). In alcuni casi i giorni sono molto meno, anche 7.
- Di regola il ricorso sospende il diniego, ma ci sono eccezioni.
- Nel ricorso si può chiedere la protezione speciale (art. 19 Testo Unico Immigrazione).
- Per le domande presentate prima del 12 giugno 2026 valgono ancora le regole precedenti.
Cosa significa il diniego della Commissione territoriale?
Dopo l’audizione, la Commissione territoriale decide se riconoscerti lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria o la protezione speciale. Se le respinge tutte, ricevi un provvedimento di diniego.
Il diniego non è la fine del percorso. La legge permette di chiedere a un giudice di rivalutare tutto il caso. Ma il tempo per farlo è stretto, e il conto dei giorni parte dalla notifica, cioè dal giorno in cui ti è stato consegnato il provvedimento.
Entro quanti giorni bisogna fare ricorso?
L’articolo 35-bis del D.Lgs. 25/2008 dice che il ricorso si propone, «a pena di inammissibilità»:
- entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento;
- entro 60 giorni se chi fa ricorso si trova in un Paese terzo.
Il testo in vigore prevede però anche un termine di 7 giorni in alcuni casi indicati dal nuovo Regolamento europeo 2024/1348. Anche prima delle nuove regole esistevano termini più brevi per alcune procedure (per esempio le procedure accelerate).
Per questo la regola pratica è una sola: appena ricevi il diniego, vai subito da un avvocato. Non aspettare di “capire meglio” o di raccogliere altri documenti: quelli si possono preparare dopo.
Cosa è cambiato dal 12 giugno 2026?
Il 12 giugno 2026 è entrato in vigore il decreto-legge n. 100/2026, che applica in Italia il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. Il decreto è stato convertito in legge ad agosto 2026. Ha cambiato anche le regole sui ricorsi.
Secondo la scheda della Camera dei deputati, per i procedimenti nati da domande di protezione presentate prima del 12 giugno 2026 «continua ad applicarsi la disciplina previgente». Quindi:
- se hai fatto la domanda di asilo prima del 12 giugno 2026, al tuo caso si applicano in linea generale le regole precedenti;
- se l’hai fatta dopo, valgono le nuove regole, con termini che possono essere più brevi.
Questa è una materia nuova e i tribunali la stanno ancora applicando. Un avvocato deve controllare la data della tua domanda e il tipo di procedura prima di calcolare il termine.
Durante il ricorso posso restare in Italia?
L’art. 35-bis, comma 3, dice che il ricorso sospende l’efficacia del provvedimento impugnato, tranne nei casi previsti dal Regolamento UE. In pratica:
- nei casi ordinari, se il ricorso è presentato in tempo, il diniego non produce effetti finché il giudice non decide;
- in alcuni casi (per esempio certe procedure accelerate) la sospensione non è automatica e l’avvocato deve chiederla al giudice.
Se il ricorso è sospensivo, di solito si può avere un permesso di soggiorno in attesa della decisione. A Milano questo permesso si prenota tramite Prenota Facile della Questura: vedi la nostra guida su Prenota Facile.
Cos’è la protezione speciale e quando si può ottenere?
La protezione speciale è regolata dall’articolo 19 del Testo Unico Immigrazione. Protegge chi non può essere rimandato in un Paese dove rischia persecuzione, tortura o trattamenti inumani o degradanti, o altre gravi violazioni previste dalla legge.
Una cosa importante da sapere: con il decreto-legge 20/2023 (il cosiddetto decreto Cutro) la legge è stata ristretta. Il testo di oggi non cita più in modo espresso il rispetto della vita privata e familiare in Italia (lavoro, famiglia, anni passati qui), che prima era un motivo frequente di protezione speciale.
Questo non significa che i legami in Italia non contino più nulla: il loro peso è oggi un tema molto discusso davanti ai giudici e va valutato caso per caso con l’avvocato. Proprio per questo vale la pena portare prove concrete: contratto di lavoro, buste paga, corsi di italiano, residenza, famiglia in Italia.
Cosa portare all’avvocato?
Per preparare un buon ricorso servono:
- il provvedimento di diniego con la data di notifica;
- il verbale dell’audizione in Commissione;
- il permesso di soggiorno o la ricevuta che hai;
- documenti personali e prove della tua storia (certificati, foto, articoli, documenti medici);
- prove della tua vita in Italia: lavoro, studio, casa, famiglia.
Più la storia è coerente e documentata, più è facile per l’avvocato presentarla bene al giudice.
Dopo il ricorso, quanto si aspetta?
I tempi dipendono dal Tribunale e dalla procedura. La legge fissa dei termini per la decisione, ma nella pratica possono essere superati. Durante l’attesa è importante non perdere il permesso in corso: va rinnovato quando richiesto e bisogna comunicare ogni cambio di indirizzo, altrimenti le notifiche non arrivano.
Per tutte le fasi, dalla domanda di asilo all’audizione, vedi la nostra pagina sulla protezione internazionale.
Hai ricevuto un diniego?
Gli avvocati interni dello studio seguono i ricorsi contro i dinieghi delle Commissioni territoriali. Non possiamo promettere che il giudice ti dia ragione, ma possiamo leggere subito il tuo provvedimento, calcolare il termine giusto e dirti con onestà quali sono le possibilità.
Non aspettare la fine del termine. Prenota una consulenza di 30 minuti a 60 € in studio a Milano oppure online su WhatsApp, o scrivi subito a Sofia, l’assistente dello studio, su WhatsApp dal riquadro di prenotazione di questa pagina. Trovi il servizio completo nella pagina ricorsi.
Domande frequenti
Entro quanto tempo si fa ricorso contro il diniego della Commissione?+
Di regola entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento, o 60 giorni se la persona si trova in un Paese terzo (art. 35-bis D.Lgs. 25/2008). In alcuni casi i termini sono molto più brevi, anche 7 giorni: per questo bisogna muoversi subito.
Durante il ricorso posso restare in Italia?+
Di regola la presentazione del ricorso sospende l'efficacia del diniego, ma la legge prevede eccezioni. Se il ricorso è sospensivo, si può chiedere il permesso di soggiorno per richiesta asilo in attesa della decisione.
Cos'è la protezione speciale oggi?+
È la protezione prevista dall'art. 19 del Testo Unico Immigrazione per chi non può essere rimandato in un Paese dove rischia persecuzione, tortura o trattamenti inumani o degradanti. Dal 2023 la legge non cita più in modo espresso la vita privata e familiare.
Le nuove regole UE del 12 giugno 2026 valgono anche per me?+
Il decreto-legge 100/2026 prevede che per le domande di protezione presentate prima del 12 giugno 2026 continui ad applicarsi la disciplina precedente. Per le domande successive valgono le nuove regole.
Posso fare ricorso da solo?+
No, il ricorso al Tribunale va presentato tramite un avvocato. È importante portargli subito il provvedimento di diniego e il verbale dell'audizione.